Statuto
DIALOGO TRA UNO STRANIERO E UN ABITANTE DI UNA CITTÀ
Lo straniero chiede: “Chi è il signore di questo territorio?”
L’abitante risponde: “Sbagli, straniero, se cerchi qui un signore. Questa città è libera, non è sotto il
potere di un uomo solo. Tutto il popolo esercita il governo alternandosi annualmente.
E i ricchi non hanno un potere maggiore, ma il povero ha uguali diritti.”
Ma lo straniero insiste: “La città da cui io vengo è retta da un uomo, non da una folla.
D’altra parte, chi non è capace di fare un discorso corretto come potrebbe governare in modo
giusto?
E anche se non è un ignorante, un povero che lavora non ha tempo da dedicare alle faccende che
riguardano tutti.”
L’abitante allora gli dice: “Dammi retta: non c’è nulla di peggio per una città di uno a cui tutti si
affidino.
Qui, da noi, la giustizia è uguale per il povero e per il ricco; chi è debole può stare di fronte al
potente che lo offende e, avendo il diritto dalla propria parte, il piccolo vince sul grande.
Dove il popolo regge il suo territorio è felice se i giovani sono attivi e generosi. Un tiranno, invece, li
considera nemici e uccide i migliori temendo per il suo potere.”
[Dalla tragedia di Euripide, Le Supplici, scritta nel 421 a.C.]